Sindrome di Sjögren: Patogenesi, Espressione Clinica e Trattamento delle Manifestazioni SICCA
La sindrome di Sjögren è una patologia autoimmune sistemica, caratterizzata dalla disfunzione progressiva delle ghiandole esocrine, in particolare di quelle salivari e lacrimali, con manifestazioni cliniche predominanti di tipo SICCA (xeroftalmia e xerostomia). Questa patologia fa parte dello spettro delle malattie del tessuto connettivo e può evolvere isolatamente (forma primaria) o in associazione con altre malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide.
Sebbene l’impatto sulla qualità della vita possa essere significativo, l’identificazione precoce e l’istituzione di un piano terapeutico personalizzato permettono il controllo della sintomatologia e la prevenzione delle complicazioni sistemiche. Di seguito troverai informazioni essenziali sull’eziopatogenesi, i segni clinici, i metodi di diagnosi e le attuali opzioni terapeutiche nella sindrome di Sjögren – aspetti volti a sostenere un approccio informato ed equilibrato alle cure mediche.
Cos’è la sindrome di Sjögren (sd. Sjögren) e la sindrome SICCA?

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La sindrome di Sjögren è una patologia autoimmune cronica, inquadrata nella categoria delle collagenosi, caratterizzata da infiltrati linfocitari e distruzione progressiva delle ghiandole esocrine, in particolare di quelle salivari e lacrimali. L’attivazione aberrante del sistema immunitario genera una risposta autoaggressiva contro i propri tessuti, portando all’ipofunzione ghiandolare e alla comparsa delle classiche manifestazioni di tipo SICCA – xeroftalmia e xerostomia.
Si distinguono due forme cliniche principali: lo Sjögren primario, in cui la sintomatologia compare isolatamente, e lo Sjögren secondario, associato frequentemente ad altre malattie autoimmuni sistemiche, come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico o la sclerodermia. Indipendentemente dalla forma clinica, l’impatto sulla qualità della vita è significativo, con affaticabilità cronica, dolore articolare e grave secchezza delle mucose che sono sintomi comuni.
È importante menzionare che la sindrome SICCA non è specifica solo dello Sjögren. Può comparire anche secondariamente ad altre cause – trattamenti farmacologici (antistaminici, anticolinergici), radioterapia a livello della testa e del collo, età avanzata o patologie croniche metaboliche. La diagnosi differenziale deve essere eseguita con rigore, specialmente nelle forme atipiche o incipienti, poiché la forma autoimmune comporta rischi supplementari, incluse complicazioni sistemiche.
Le patologie extraghiandolari nella sindrome di Sjögren – riflettono il suo carattere multisistemico
Oltre alle manifestazioni SICCA, si possono associare interessamenti extraghiandolari di tipo cutaneo, polmonare (bronchiolite, fibrosi interstiziale), renale (nefrite tubulo-interstiziale), neurologico periferico (neuropatie sensoriali) o vasculitico. Per questo motivo, lo Sjögren è riconosciuto come una malattia a carattere multisistemico e richiede un approccio terapeutico integrato.
Nell’ambito del regime di supporto, l’integrazione con acidi grassi Omega 3 può apportare benefici supplementari grazie al loro ruolo antinfiammatorio, specialmente nel contesto delle manifestazioni articolari o sistemiche. Per un apporto ottimale, le capsule Omega 3 con olio di pesce concentrato – 1000 mg/capsula, con un contenuto equilibrato di EPA (455 mg) e DHA (230 mg) – possono costituire una scelta efficace. L’attività quotidiana contribuisce al mantenimento delle funzioni cognitive, cardiovascolari e articolari, supportando così l’organismo nella lotta contro i processi infiammatori cronici associati alla malattia.
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L’esordio della sindrome avviene solitamente nei decenni 4–5 di vita, con una prevalenza elevata tra le donne (rapporto F:M di circa 9:1). La diagnosi si fonda sulla correlazione dei dati clinici con i marcatori sierologici autoimmuni (anti-SSA/Ro, anti-SSB/La), test funzionali ghiandolari (Schirmer, sialometria) e, quando necessario, la biopsia delle ghiandole salivari minori.
Cause e fattori di rischio della sindrome di Sjögren
La causa esatta della comparsa della sindrome di Sjögren non è stata ancora pienamente identificata, tuttavia gli studi attuali suggeriscono il coinvolgimento di una combinazione di fattori genetici, ormonali, immunologici e ambientali che contribuiscono all’innesco della risposta autoimmune.
Una predisposizione ereditaria è stata evidenziata nelle famiglie dove esistono precedenti di malattie autoimmuni, e le indagini genetiche hanno associato la sindrome di Sjögren a certi aplotipi HLA, in particolare HLA-DR e HLA-DQ. Questa suscettibilità genetica sembra favorire la perdita della tolleranza immunologica e la comparsa di autoanticorpi specifici.
I fattori ormonali, in particolare lo stato estrogenico, influenzano l’attività immunitaria, il che potrebbe spiegare l’incidenza elevata della malattia nelle donne, specialmente dopo i 40 anni. Gli squilibri ormonali che si verificano in premenopausa e menopausa sono correlati all’esacerbazione dei sintomi ghiandolari ed extraghiandolari.
Fattori ambientali – il ruolo delle infezioni virali nell’innesco del lichen planus
Oltre alla predisposizione genetica e alle influenze ormonali, si ritiene che certi fattori ambientali possano agire come fattori scatenanti della malattia. Tra questi, le infezioni virali (come quelle da Epstein-Barr, citomegalovirus, virus dell’epatite C) sono menzionate più frequentemente. Inoltre, questi virus potrebbero contribuire all’attivazione linfocitaria anomala e all’inizio della risposta autoimmune.
Inoltre, fattori come l’esposizione prolungata a inquinanti ambientali, tossine o stress ossidativo sostenuto potrebbero influenzare la progressione della malattia tra le persone suscettibili.
In aggiunta, va menzionato che la sindrome di Sjögren compare spesso in associazione con altre malattie autoimmuni sistemiche (come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide o la sclerodermia), il che suggerisce una disfunzione immunitaria comune che colpisce più assi dell’autoimmunità.
Sintomi e manifestazioni cliniche della sindrome di Sjögren

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La sindrome di Sjögren si caratterizza per un interessamento predominante delle ghiandole esocrine, con la graduale instaurazione della sindrome sicca, manifestata attraverso xeroftalmia e xerostomia.
La riduzione della secrezione lacrimale porta a una grave secchezza oculare, percepita sotto forma di una persistente sensazione di sabbia negli occhi, bruciore o prurito, accompagnata frequentemente da fotofobia e visione offuscata. A livello orale, la diminuzione del flusso salivare produce disagio alla masticazione e alla deglutizione, alterazione della percezione gustativa e aumento della suscettibilità a lesioni cariose, candidosi orali e alitosi.
La secchezza può colpire anche altre mucose – nasale, faringea, laringea e vaginale – determinando sintomi quali disfonia, sensazione di corpo estraneo faringeo, secchezza nasale cronica, dispareunia e prurito vaginale (nelle donne).
Le manifestazioni extraghiandolari — spettro clinico e importanza diagnostica
Le manifestazioni extraghiandolari sono variabili, ma possono raggiungere una gravità significativa. Dolori articolari di tipo artralgico o poliartrite simmetrica, non erosiva, sono frequentemente riportati. Possono verificarsi anche mialgie, affaticabilità accentuata o interessamenti cutanei come xerosi, porpora palpabile o fenomeno di Raynaud.
L’interessamento polmonare include tosse secca persistente, wheezing o, in casi avanzati, bronchiolite obliterante o infiltrati interstiziali diffusi. Il sistema renale può essere coinvolto attraverso nefrite interstiziale cronica, talvolta clinicamente silente. Inoltre, l’interessamento neurologico periferico (polineuropatie sensitive o motorie) e centrale (lesioni demielinizzanti) può complicare il quadro clinico.
L’infiammazione delle ghiandole salivari, in particolare delle ghiandole parotidi, determina spesso un aumento visibile delle stesse, con aspetto bilaterale e simmetrico, costituendo un elemento suggestivo per la diagnosi.
L’affaticamento cronico, la febbre di eziologia imprecisata e la perdita di peso non intenzionale sono altri sintomi sistemici frequentemente riscontrati e devono essere attentamente valutati.
Diagnosi della sindrome di Sjögren: analisi, indagini di laboratorio, test funzionali e metodi diagnostici
Lo stabilimento della diagnosi nella sindrome di Sjögren presuppone un approccio complesso. L’approccio è graduale. L’approccio inizia con un’anamnesi rigorosa. L’approccio continua con una valutazione clinica dettagliata. L’approccio continua con indagini paracliniche specifiche.
Il medico monitorerà la cronologia dei sintomi di tipo SICCA (xeroftalmia e xerostomia). Monitorerà la loro durata. Monitorerà la loro gravità. Monitorerà eventuali manifestazioni sistemiche associate. Esempi di manifestazioni sistemiche sono l’affaticabilità cronica. Altri esempi sono le artralgie. Altri esempi sono i sintomi neurologici. L’esame clinico includerà l’ispezione della cavità orale. Includerà la valutazione delle ghiandole salivari (parotidi e sottomandibolari). Includerà la valutazione della congiuntiva oculare. Includerà la valutazione della secrezione lacrimale.
Le esplorazioni biologiche giocano un ruolo essenziale nell’orientamento della diagnosi. Tra i marcatori immunologici frequentemente associati alla sindrome di Sjögren figurano gli anticorpi antinucleo (ANA), anti-SSA/Ro e anti-SSB/La. La determinazione dei livelli sierici di immunoglobuline (ipergammaglobulinemia policlonale) e del fattore reumatoide può fornire informazioni supplementari riguardo all’attività della malattia. Contemporaneamente, verranno valutati i marcatori infiammatori aspecifici, come la VES e la proteina C reattiva (PCR), e le funzioni epatiche e renali, nel contesto del potenziale interessamento sistemico.
I test funzionali per le ghiandole esocrine sono indispensabili:
- Il test di Schirmer quantifica la secrezione lacrimale posizionando una striscia di carta da filtro sotto la palpebra inferiore per 5 minuti, misurando il grado di umidificazione.
- La colorazione con verde di lissamina o fluoresceina aiuta a evidenziare le lesioni corneali e congiuntivali, completando la valutazione oftalmologica.
Per la funzione salivare possono essere utilizzati:
- La sialometria (misurazione del flusso salivare non stimolato);
- La sialografia (esame radiologico dei dotti salivari dopo l’iniezione di un mezzo di contrasto) o la scintigrafia salivare, che valuta l’attività funzionale delle ghiandole parotidi e sottomandibolari in tempo reale, tramite la somministrazione di una sostanza radioattiva.
L’imaging moderno, come l’ecografia delle ghiandole salivari, permette di rilevare alterazioni strutturali (ipoecogenicità, presenza di zone cistiche o aspetto eterogeneo), essendo un metodo non invasivo e accessibile. La RMN può essere indicata nei casi con sospetto di interessamento sistemico o a scopo di stadiazione.
La diagnosi istopatologica è confermata, in certi casi, tramite la biopsia delle ghiandole salivari minori (di solito a livello del labbro inferiore), dove si valuta l’infiltrato linfocitario periduttale e si stabilisce il punteggio di focus, elemento definitivo nei criteri ACR/EULAR per la diagnosi della sindrome di Sjögren.
In base al contesto clinico, possono essere raccomandate indagini supplementari quali:
- La capillaroscopia periungueale, per identificare eventuali segni di interessamento microvascolare,
- ovvero il test della funzione sudomotoria tramite Sudoscan, utile nei casi con sospetto di disautonomia associata.
In conclusione, la diagnosi della sindrome di Sjögren presuppone una corretta correlazione tra dati clinici, sierologici, strumentali e istopatologici, essendo essenziale una valutazione multidisciplinare (reumatologica, oftalmologica, ORL e odontoiatrica) per un approccio completo e personalizzato al paziente.
Trattamento della sindrome di Sjögren: approcci terapeutici per la cura dei sintomi ricorrenti
Il trattamento della sindrome di Sjögren mira principalmente al controllo dei sintomi, alla protezione della funzione degli organi interessati e alla prevenzione delle complicazioni a lungo termine. Il protocollo terapeutico viene individualizzato in base alla gravità e al tipo di manifestazioni cliniche – localizzate o sistemiche.
Per la gestione della sintomatologia SICCA, si raccomandano terapie topiche per alleviare la secchezza oculare e orale:
- In caso di xeroftalmia, si utilizzano lacrime artificiali senza conservanti, gel o unguenti oftalmici a lunga durata d’azione. Nei pazienti con infiammazione oculare cronica, il medico oftalmologo può prescrivere ciclosporina A topica o tacrolimus, che hanno il ruolo di ridurre l’infiltrato linfocitario e di migliorare la secrezione lacrimale.
- Nelle forme resistenti, può essere indicata l’occlusione dei punti lacrimali, un intervento minimamente invasivo che mira alla conservazione della secrezione lacrimale endogena.
Per la xerostomia si raccomandano:
- sostituti salivari, gel idratanti orali, gomme senza zucchero e agenti colinergici come la pilocarpina o la cevimelina, che stimolano la secrezione salivare residua;
Tuttavia, il mantenimento di una rigorosa igiene orale, la profilassi delle infezioni fungine e regolari valutazioni odontoiatriche sono obbligatori, considerato l’alto rischio di carie e candidosi orale.
Nelle forme con interessamento articolare, cutaneo o sistemico lieve, si possono utilizzare farmaci con effetto immunomodulatore, come l’idrossiclorochina, con efficacia dimostrata nella riduzione dei dolori articolari e delle manifestazioni mucocutanee.
Nei casi moderato-gravi, refrattari alla terapia convenzionale o con interessamento di organi interni (renale, polmonare, neurologico), può essere iniziata una terapia immunosoppressiva sistemica. I corticosteroidi e, in base all’indicazione, agenti come il metotrexato, l’azatioprina o il micofenolato mofetile possono essere inclusi nello schema di trattamento.
La terapia biologica, come il rituximab (anticorpo monoclonale anti-CD20), è riservata alle forme gravi con significativo interessamento sistemico o crioglobulinemia. Gli studi clinici supportano la sua efficacia nel ridurre l’infiltrato linfocitario e migliorare le manifestazioni extraghiandolari, ma il suo utilizzo richiede un’attenta valutazione dei rischi e dei benefici.
L’associazione della sindrome di Sjögren con altre malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico, può imporre l’adeguamento del trattamento in base alle comorbidità e al profilo infiammatorio del paziente.
In caso di infezioni fungine orali, spesso associate alla xerostomia cronica, si raccomandano antifungini locali o sistemici, a seconda della gravità.
Adattamento del regime alimentare e della routine quotidiana nel contesto della sindrome di Sjögren

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L’ottimizzazione dello stile di vita aiuta a ridurre il disagio causato dalla sindrome di Sjögren. L’aumento dell’apporto di acidi grassi omega-3 nella dieta, tramite il consumo di pesce grasso o semi di lino, contribuisce alla diminuzione dei processi infiammatori nell’organismo. In mancanza di un sufficiente apporto alimentare, possono essere somministrati integratori con omega-3, che supportano la salute delle articolazioni e delle mucose colpite.
Gli alimenti con azione antiossidante, come le verdure colorate e i frutti di bosco, apportano un beneficio supplementare riducendo lo stress ossidativo. Questo è importante nelle patologie autoimmuni, dove l’infiammazione cronica è un meccanismo centrale.
Un’idratazione adeguata è essenziale per alleviare i sintomi di secchezza. Pertanto, si raccomanda il consumo costante di liquidi durante il giorno, anche in assenza dello stimolo della sete. Ad esempio, l’acqua naturale o le infusioni di erbe, senza aggiunta di zucchero o caffeina, sono alternative perfette. Al contrario, le bevande alcoliche e quelle gassate devono essere evitate, poiché aggravano la secchezza delle mucose.
Per il comfort oculare e nasale, si può utilizzare un umidificatore ambientale, specialmente nella stagione fredda o in ambienti eccessivamente climatizzati. Questo aumenta l’umidità dell’aria, prevenendo la disidratazione delle mucose. Quando si esce di casa, si raccomanda di indossare occhiali protettivi, specialmente nei giorni ventosi o polverosi. La mucosa nasale può essere protetta utilizzando spray nasali con acqua di mare.
Per la cavità orale, si consiglia l’uso di saliva artificiale, che mantiene un’idratazione più prolungata rispetto al consumo di liquidi. Inoltre, l’igiene orale deve essere rigorosa – lavarsi i denti dopo ogni pasto e visite odontoiatriche regolari sono essenziali per la prevenzione delle carie. Il fumo è controindicato, poiché secca ulteriormente la mucosa e può portare a complicazioni locali.
Complicazioni della malattia autoimmune Sjögren e il loro impatto sulla qualità della vita
Le complicazioni della sindrome di Sjögren possono superare le manifestazioni ghiandolari e coinvolgere molteplici sistemi e organi, alcuni dei quali con un potenziale di gravità elevato.
A livello oculare, la xeroftalmia grave può evolvere in cheratocongiuntivite SICCA cronica. In mancanza di un trattamento adeguato, questa può portare a complicazioni quali cheratite puntata, ulcerazioni corneali e, in casi gravi, perforazione corneale o perdita dell’acuità visiva. Per questo motivo, il monitoraggio oftalmologico periodico è essenziale.
Nella cavità orale, la mancanza di secrezione salivare compromette la funzione protettiva della saliva. Ciò favorisce lo sviluppo di carie dentali multiple, malattia parodontale e candidosi orale ricorrente. Inoltre, possono comparire difficoltà di masticazione, deglutizione e parola, il che influisce sullo stato nutrizionale e sulla qualità della vita.
Il lichen planus – manifestazioni sistemiche e complicazioni viscerali
Sul piano sistemico, l’interessamento degli organi interni può verificarsi in un sottogruppo di pazienti. L’interessamento renale, sotto forma di nefropatia tubulo-interstiziale, si manifesta con disturbi della concentrazione urinaria, acidosi tubulare renale e, raramente, insufficienza renale cronica. A livello polmonare, l’infiammazione può portare a bronchiolite, polmonite interstiziale o fibrosi polmonare, richiedendo valutazioni radiologiche e spirometriche periodiche.
Sul piano epatico, la sindrome di Sjögren può associarsi a colangite biliare primitiva o epatite autoimmune, specialmente nei pazienti con forme secondarie della malattia.
Una delle complicazioni più importanti, sebbene rara, è lo sviluppo del linfoma non-Hodgkin, specialmente delle forme a cellule B. Si stima che i pazienti con sindrome di Sjögren abbiano un rischio da 5 a 10 volte superiore rispetto alla popolazione generale di sviluppare questa neoplasia ematologica. I segnali di allarme possono includere adenopatie persistenti, splenomegalia, perdita di peso inspiegabile e marcata affaticabilità. La sorveglianza clinica regolare e le analisi periodiche sono essenziali per la diagnosi precoce di queste complicazioni.
A livello neurologico, possono manifestarsi neuropatie periferiche (formicolii, intorpidimenti, sensazioni di bruciore), ma anche interessamenti del sistema nervoso centrale, incluse disfunzioni cognitive o affettive.
Non ultimo, l’impatto psicologico è significativo. A causa del carattere cronico, progressivo e imprevedibile della malattia, possono comparire disturbi d’ansia, depressione e calo della qualità della vita. La stanchezza cronica e il dolore persistente possono portare all’isolamento sociale e alla riduzione della capacità lavorativa.
Direzioni attuali della ricerca e progressi emergenti nella gestione della sindrome di Sjögren
I recenti progressi nella ricerca sulla sindrome di Sjögren portano una reale speranza per una diagnosi precoce e un approccio terapeutico più efficace.
Attualmente, gli sforzi scientifici internazionali mirano all’identificazione di nuovi biomarcatori sierologici. Mirano all’identificazione di nuovi biomarcatori salivari. Questi biomarcatori permetterebbero il riconoscimento precoce della malattia. Il riconoscimento avverrebbe ancor prima della comparsa di sintomi clinici evidenti. Grazie alle moderne tecnologie di profilazione genomica, si cerca di delineare un profilo molecolare specifico. Grazie alle moderne tecnologie di profilazione trascrittomica, si cerca di delineare un profilo molecolare specifico. Grazie alle moderne tecnologie di profilazione proteomica, si cerca di delineare un profilo molecolare specifico. Questo profilo differenzierebbe la sindrome di Sjögren primaria da altre malattie autoimmuni correlate. Inoltre, tra le direzioni promettenti figura l’analisi della saliva. Questa sarebbe un metodo non invasivo. Il metodo ha potenziale nello screening della popolazione. Il metodo ha potenziale nel monitoraggio dell’attività della malattia.
Sul piano terapeutico, la ricerca si concentra sull’immunomodulazione mirata. Questa punta ai meccanismi patogenetici coinvolti nell’attivazione dei linfociti B. Punta ai meccanismi patogenetici coinvolti nella persistenza dei linfociti B. Molecole come gli anticorpi monoclonali anti-BAFF (belimumab) sono in studi clinici avanzati. Gli inibitori JAK (ruxolitinib, baricitinib) sono in studi clinici avanzati. Gli studi valutano la loro capacità di ridurre l’autoimmunità sistemica. Gli studi valutano la loro capacità di ridurre le manifestazioni ghiandolari. Parallelamente, il blocco della via degli interferoni di tipo I diventa un obiettivo terapeutico sempre più chiaramente delineato. La via degli interferoni di tipo I è riconosciuta come iperattivata nello Sjögren.
Medicina rigenerativa – prospettive innovative nel trattamento dei sintomi sicca
Sempre maggiore attenzione è rivolta anche al campo della medicina rigenerativa. Gli studi sperimentali sull’uso di cellule staminali mesenchimali per la riparazione dei tessuti ghiandolari colpiti potrebbero rivoluzionare il trattamento dei sintomi sicca. Inoltre, i progetti di ingegneria tissutale destinati alla rigenerazione delle ghiandole salivari rappresentano un’area di ricerca con un impatto clinico significativo. Questa area è in espansione.
La sindrome di Sjögren, nonostante la sua natura multisistemica, può essere tenuta sotto controllo. La sindrome di Sjögren, nonostante la sua natura imprevedibile, può essere tenuta sotto controllo. Il controllo avviene tramite un’attenta combinazione di sorveglianza medica. Il controllo avviene attraverso interventi terapeutici adattati. Il controllo avviene attraverso modifiche dello stile di vita. L’accesso ai trattamenti moderni contribuisce alla riduzione dell’impatto della malattia sulla funzionalità quotidiana. Una collaborazione attiva tra il paziente e l’équipe medica contribuisce alla riduzione dell’impatto della malattia sulla funzionalità quotidiana. Non da ultimo, la comprensione dei meccanismi della malattia permette non solo un miglioramento dei sintomi. Permette anche il mantenimento dell’autonomia a lungo termine. Permette anche un vivere equilibrato a lungo termine. L’aggiornamento costante delle strategie di cura permette non solo un miglioramento dei sintomi. Permette anche il mantenimento dell’autonomia a lungo termine. Permette anche un vivere equilibrato a lungo termine.
Riferimenti:
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